Santarcangelo di Romagna

LA CASACLIMA DEL PIANISTA

Località: Santarcangelo di Romagna

Committente: Enrico Meyer e Barbara Montespini

Anno: 2013 / 14

E’ indubbio che costruirsi una casa nuova, su misura, è un’idea affascinante. E’ affascinante per un proprietario che può cucirsela addosso ed è affascinate per un progettista che ha così la libertà di creare dal nulla e di profondere e rendere visibile nell’opera parte di sé stesso. A volte, invece, ristrutturare vuol dire progettare interventi invisibili… vuol dire mettersi in secondo piano o per far risaltare la nobiltà storica del palazzo o per adeguarsi alle imposizioni dettate dalle norme o dal contesto.

Ma ora c’è una necessità sociale, forte e urgente, di fermare lo sconsiderato consumo di suolo che ha caratterizzato gli ultimi cinquantanni e che è stato devastante per la sicurezza del territorio e per la bellezza del paesaggio. E per la coesione sociale, perché il degrado delle nostre periferie trova la sua origine in questa idea di consumismo ambientale.

Ristrutturare l’esistente significa allora ribellarsi all’idea della società “usa e getta”, che non dà più valore a nulla perché tutto è effimero e da sostituire il prima possibile, subito, prima di domani. Tutte le cose: abiti, amori, telefoni, computer, amicizie e anche le case.

Ristrutturare significa dare futuro al presente, dare continuità alla vita sociale di un quartiere, significa dare o ridare dignità ad una periferia degradata.

Non sempre è facile o possibile ristrutturare un edificio. Ostacoli di ogni tipo si frappongono alla fattibilità dell’intervento desiderato: dai vincoli di tutela ai vincoli urbanistici, dalla conformazione statica alla tutela dei fronti comuni, dai rapporti di buon vicinato alla convenienza economica… Ma è necessario provarci, valutare concretamente la fattibilità perché, nel caso, il risultato finale assume un valore intrinseco aggiuntivo che si rileva positivo anche per il contesto nel quale si inserisce.

E ALLORA PROVIAMOCI…

La casa del celebre pianista Enrico Meyer e della moglie Barbara Montespini è situata a Santarcangelo di Romagna ed è parte di un insediamento residenziale con villette a schiera, realizzato negli anni ’90 sul sito di una vecchia fornace di laterizi abbandonata.

E’ posta alle pendici del verdissimo colle dei Cappuccini e della collina dalla quale domina il Campanone del borgo antico.

E allora proviamoci… il progetto di fattibilità per una ristrutturazione di qualità parte sempre da uno studio approfondito delle normative applicate all’edificio e da un rilievo “chirurgico” di ogni singolo elemento architettonico ed edilizio. Il rilievo deve cogliere le criticità da correggere e i punti di forza da evidenziare. Deve indagare a fondo su dimensioni geometriche di tutti gli elementi, visibili e nascosti, sui materiali, sulle stratigrafie e verificare il rapporto morfologico con il contesto.

Il progetto di fattibilità per casa Meyer ha dovuto confrontarsi con una moltitudine di vincoli che, pur condizionandolo inevitabilmente, sono stati anche di stimolo per calibrare e migliorarne il risultato finale.

La zona è vincolata dalla Soprintendenza per le emergenze archeologiche, per la tutela paesaggistica e per la conservazione dell’unitarietà del disegno del quartiere.

L’insediamento residenziale ha una forte connotazione unitaria con una ripetizione modulare dei fronti delle singole case (skyline, finestrature) e con una alternanza regolare fra le parti intonacate e le parti con mattoni a faccia vista.

Le case sono poste alla base del pendio collinare per cui sul fronte retro emergono dal piano di campagna di un solo livello, mentre sul fronte strada, posto a valle, presentano due livelli fuori terra. La copertura, coibentata con un piccolo strato di poliuretano spruzzato, è in parte inclinata e in parte in piano e determina una scansione ritmica di coppie di timpani a cuspide sui fronti. Il complesso ha struttura portante del tipo pilastro-trave in cca e presenta alcuni giunti sismici e di dilatazione che interrompono la continuità materiale fra gli alloggi. I tamponamenti sono a cassa vuota con pannello di poliuretano in intercapedine. I pilastri e le travi, inseriti nel tamponamento, sono rivestiti con pannello eraclit sul lato interno caldo. Gli infissi sono in legno con vetro-camera.

La casa si sviluppa su 200 mq e ha un consumo, per il solo riscaldamento invernale, di 180 kWh/mq.a. L’impianto di riscaldamento è del tipo tradizionale con caldaia a metano e termosifoni.

IL PROGETTO

Il progetto è stato sviluppato, fase per fase, con un continuo dialogo sinergico fra il progettista e consulente energetico ing. Sergio Pesaresi dello studio Logicagotica di Rimini, i tecnici Maldini, Zavaglia e Feletti dello studio impiantistico Newton e i proprietari, i quali hanno fin da subito stabilito il badget disponibile per l’intervento.

Il progetto si è posto questi obiettivi: il risanamento energetico dell’edificio secondo il protocollo CasaClima R e il conseguente aumento del comfort interno sia in clima invernale che estivo; l’eliminazione dell’uso di fonti energetiche non rinnovabili (gas metano) da sostituire con energia elettrica fornita in toto da pannelli fotovoltaici; la modifica della distribuzione interna degli ambienti per adeguare la casa alle attuali esigenze della famiglia; la realizzazione di una stanza per il pianoforte con la possibilità di correzione del riverbero acustico in funzione degli strumenti di accompagnamento; l’isolamento acustico e lo sviluppo di un concetto innovativo di interior design.

Sono state sviluppate varie ipotesi che sono state di volta in volta analizzate e discusse nei loro molteplici aspetti e alla fine valutate in termini di sostenibilità economica.

L’obiettivo del risanamento energetico si è dovuto fin da subito confrontare con due realtà problematiche: l’obbligo di conservazione delle parti in muratura a faccia vista, che ha impedito il ricorso ad un cappotto esterno integrale, e la conformazione molto “movimentata” delle piante dei piani.

La presenza di parti di muratura a faccia vista ha reso necessario coibentare dall’esterno, con spessori comunque compatibili con quelli dei cornicioni comuni, solo le parti intonacate e a coibentare dall’interno i muri a vista. Ciò ha richiesto uno studio termico approfondito di tutti i nodi nei quali si verificava una alternanza fra le due tipologie di cappotto, la risoluzione di tutti i ponti termici presenti e l’analisi termo-igrometrica delle diverse stratigrafie nei diversi posizionamenti del cappotto interno, per verificare l’assenza delle condizioni nelle quali si può formare la condensa interstiziale. Le verifiche igro-termiche sono state condotte con il software PAN dell’ANIT affiancato da Wufi del Fraunhofer Institut per i cappotti interni, mentre per la risoluzione dei ponti termici è stato utilizzato il software Therm 7 della LBLN.

Il cappotto esterno è stato realizzato con lana di roccia (4+1 cm) mentre per l’isolamento interno sono stati utilizzati pannelli Pavadentro (Pavatex), in fibra di legno (6 cm) con strato di freno al vapore incorporato, al primo piano; pannelli in XPS (6 cm) sulle pareti esterne dei bagni al primo piano e blocchi in silicato di calcio Multipor Ytong (12 cm) per coibentare dall’interno le pareti controterra in cca.

La coibentazione presente in copertura è stata rimossa e sostituita con pannelli in fibra di legno (16 cm) per contribuiscono con la loro massa necessaria ad ottenere smorzamento e sfasamento adeguati in regime estivo. L’extra spessore del pacchetto di copertura è stato calibrato in modo da far rimanere la linea di estradosso dei coppi al di sotto della quota altimetrica del cornicione per rispettare lo skyline dell’intero caseggiato.

Per rispettare i canoni estetici del contesto si sono sostituiti gli infissi esistenti con altri infissi più performanti realizzati, però, con la medesima sagoma, il medesimo materiale (legno) e medesimo colore dei preesistenti. Si è utilizzato legno in abete avente Uf 1,28 W/mqK e vetro-camera 33.1acu+16ar+33.1enp avente Ug=1,1 W/mqK e distanziatore con Ψ=0,034 W/mK.

Le parete divisorie interne sono state tutte demolite e sostituite con pareti con doppia lastra in cartongesso per lato, che non interrompono i cappotti interni e che sono disgiunte con smorzatore sui quattro lati e con isolante interno in lana di roccia, che forniscono un buon isolamento acustico fra le stanze e una buona massa inerziale interna. Medesime pareti fonoassorbenti sono state poste in adiacenza alle pareti di confine fra le proprietà.

L’IMPIANTISTICA

Per raggiungere l’obiettivo di non utilizzare più fonti fossili non rinnovabili e per utilizzare al meglio l’energia elettrica prodotta dai 19 moduli fotovoltaici posti in copertura che garantiscono una potenza di picco pari a 4,94 kWp, la caldaia a metano è stata sostituita con pompa di calore elettrica aria-acqua. Come terminale di distribuzione del calore sono stati utilizzati pannelli radianti posti a pavimento.

E’ stato necessario installare, poi, un sistema di ventilazione meccanica controllata centralizzato con recuperatore di calore ad alta efficienza per tre motivi principali: per aumentare il comfort interno durante tutto l’arco della giornata; per diminuire e regolare le perdite di calore dovute alla ventilazione; per tenere basso e costante il tasso di umidità relativa interna in modo tale da evitare le condizioni favorevoli alla formazione di condensa interstiziale dove si posa un cappotto interno.

LA SALA DELLA MUSICA

La sala della musica è stata opportunamente isolata acusticamente dalle altre utilizzando pareti perimetrali a doppia intercapedine isolate con lana di roccia ad intasamento e cinque lastre di cartongesso. Nella stanza è stata operata una correzione acustica agendo sul Tempo di Riverbero (RT60). A tale scopo sono state inserite n. 3 “isole acustiche” (Rokfon Eclipse) in lana di roccia, in maniera tale da assicurare un corretto fonoassorbimento e garantire valori ottimali del tempo di riverberazione in funzione del volume della sala e della sua destinazione d’uso (sala prove utilizzata prevalentemente per musica da pianoforte e strumenti a fiato).

Le “isole acustiche”, montate a circa 10 cm dal soffitto con appositi sistemi di sospensione, garantiscono alte prestazioni in termini di assorbimento acustico in quanto entrambe le facce sono dotate di proprietà fonoassorbenti; grazie a questa peculiarità si sono ottenuti ottimi risultati senza peraltro ridurre laltezza interna dell’ambiente.

CONCLUSIONE

Con il software ProCasaClima 2015 è stato verificato il fabbisogno termico dello stato precedente i lavori (180 kWh/mq.a) ed è stato calcolato quello a seguito dei lavori effettuati. Tale fabbisogno è risultato pari a 23 kWh/mq.a. Ciò significa una sensibile diminuzione della spesa energetica dell’edificio e determina una performance energetica paragonabile a quella di un edificio NZEB (edificio ad energia quasi zero) di nuova costruzione.